10 rischi degli investimenti: come salvare il proprio patrimonio

10 rischi degli investimenti: come salvare il proprio patrimonio
Ultima modifica Ottobre 25, 2021

Il rischio è implicito in ogni azione della nostra vita quotidiana, anche e soprattutto negli investimenti. Nel momento in cui si investe, non si acquista un guadagno ma un rischio e ciò significa che non esistono investimenti sicuri al 100%. Spesso, maggiore è questo rischio e più alto sarà il rendimento atteso.

Tuttavia, se si conoscono a fondo i principali rischi a cui si va incontro quando si investe denaro, è possibile ridimensionare al massimo i possibili effetti negativi sul nostro capitale.

In questo articolo abbiamo evidenziato 10 rischi fondamentali da considerare quando si investe. Scopriamoli subito.

INDICE
  1. La volatilità dei prezzi
  2. Rischio di liquidità
  3. Rischio valutario
  4. Rischio specifico e rischio emittente
  5. Rischio commissionale
  6. Rischio contrattuale
  7. Clausola CAX
  8. Leva finanziaria
  9. Instabilità politica
  10. Bias cognitivi

La volatilità dei prezzi

Per volatilità si intende l’oscillazione del prezzo di uno strumento finanziario. Parliamo di un rischio molto importante perché è strettamente legato ad altri rischi di cui parleremo a breve ed inoltre permette di confrontare più investimenti tra loro.

L’oscillazione dei prezzi, se troppo accentuata, potrebbe comportare perdite per il proprio patrimonio e conoscere bene questo parametro serve quindi a capire se è fattibile sostenere tali oscillazioni.

Nei fondi comuni di investimento, ad esempio, viene redatto un documento chiamato KID, in cui uno dei valori riprende l’oscillazione di prezzi medio annui sia l’oscillazione massima.

Rischio di liquidità

Il rischio di liquidità è direttamente legato alla facilità di poter vendere il bene o il servizio su cui abbiamo investito ( a tal proposito leggi l’articolo dedicato agli investimenti illiquidi). Ad esempio, l’acquisto di una quota di una startup oppure di un immobile comportano un alto rischio di liquidità, dal momento che è difficile venderli in un tempo breve.

Al contrario, l’acquisto di un ETF o di azioni comporterà un basso rischio di liquidità perché saranno indubbiamente molto più facili da vendere sul mercato, anche a distanza di pochissimo tempo. Il rischio di liquidità non deve essere un deterrente per l’investimento.

In particolare si assume in tutte quelle azioni che prevedono uno smobilizzo a medio/lungo termine, come appunto l’acquisto e la ristrutturazione di un immobile prima di rimetterlo in vendita sul mercato.

Rischio valutario

Questo rischio è direttamente connesso all’andamento della valuta dei singoli Paesi. Nel momento in cui facciamo un investimento extravalutario, ad esempio con il cambio euro-dollari, l’andamento del nostro investimento sarà anche legato all’andamento del dollaro.

Se il dollaro si svaluta e allo stesso tempo l’investimento va male, perderemo quote maggiori di denaro. Alcune valute sono molto meno stabili di altre, come ad esempio la lira turca o le monete presenti nei territori sudafricani, che vedono spesso delle forti oscillazioni dei prezzi.

Rischio specifico e rischio emittente

Il rischio specifico è legato all’andamento dell’investimento. Se acquistiamo le azioni di una singola società allora ci stiamo accollando il suo rischio specifico, che è legato all’andamento dell’azienda. Se si investe il proprio capitale su un solo ed unico investimento, il rischio di perdere denaro è molto alto. Il rischio specifico può essere mitigato, se non eliminato, tramite la diversificazione, che consiste nel investire in strumenti finanziari scollegati e diversi tra loro.

A questo punto, una volta messa in atto la diversificazione, si aggiunge il rischio emittente (che è un tipo di rischio specifico), definibile come la probabilità che una società o uno Stato fallisca. Nel rischio emittente non rientra solo il fallimento, ma anche la selective default: se compriamo un’obbligazione di una Nazione estera, tale Nazione potrebbe scegliere di non pagare nessun extra agli investitori stranieri.

Tutti i rischi specifici legati a diversi investimenti possono essere quindi ridotti tramite lo strumento della diversificazione. Se per esempio il titolo della startup dovesse andare male, ci sono ancora gli ETF e i fondi di investimento comuni che permettono un ritorno sugli investimenti.

Rischio commissionale

I tassi sono spesso negativi, ovvero l’aspettativa sul rendimento obbligazionario è molto bassa, al di sotto dell’1% spesso. Mentre i costi dei fondi di investimento obbligazionari sono superiori all’1% o al 2%. Questo vuol dire che le commissioni superano il guadagno.

All’atto pratico vuol dire che tramite i prestiti obbligazionari l’investitore presta denaro allo Stato o ad altri enti, tuttavia le commissioni sono più alte dei guadagni garantiti, per cui nel lungo periodo l’investimento risulta essere una perdita costante, a meno che non si verifichi un cambio nel trend.

Rischio contrattuale

Il rischio contrattuale è legato al contratto che si stipula con una compagnia nel momento in cui si vuole investire.

In qualsiasi caso si decida di entrare nel mondo degli investimenti, che sia tramite un’app oppure tramite una compagnia fisica, l’investitore ha la necessità di stipulare un contratto. Alcune compagnie fraudolente possono accollare all’investitore dei rischi enormi, che lo mettono in una posizione particolarmente svantaggiata se dovesse verificarsi una perdita, oppure richiedere delle percentuali estremamente onerose.


Per fortuna l’Antitrust e altri organismi di monitoraggio e controllo sono molto attivi nel settore degli investimenti, per cui è difficile che si verifichino delle situazioni del genere, tuttavia è sempre bene sapere bene a monte quali sono i rischi a cui si va in contro.

Clausola CAX

La clausola CAX è un’altra forma di rischio contrattuale che è legata ai titoli di Stato. Sia in Italia che in Europa, i titoli di Stato sono imprescindibilmente collegati alla clausola CAX.

Lo Stato o l’Unione Europea nell’emissione dei propri titoli si riservano la facoltà di rinegoziare il proprio debito nei confronti degli investitori. Questo significa che in qualsiasi momento l’autorità statale può decidere in maniera unilaterale una modifica dei parametri dell’investimento.

Ad esempio, a fronte di una grave crisi finanziaria, potrebbe decidere di allungare gli anni di fine dell’investimento, la percentuale sull’investimento fino, nei casi più estremi, ad annullare completamente la percentuale di rendimento, restituendo prima o poi all’investitore la stessa quota che ha speso.

E’ un rischio contrattuale che non si verifica specialmente nei Paesi con un’economia stabile, ma è in ogni caso esplicitato nei fascicoli informativi forniti.

Leva finanziaria

La leva finanziaria è un rischio legato soprattutto al mondo del trading. Si verifica nel momento in cui si reinveste il capitale utilizzato per un primo investimento allo scopo di ottenere delle migliori condizioni di prestito e quindi guadagni maggiori, ma bastano delle piccole oscillazioni i prezzo per annullare tutte le prospettive di guadagno.

E’ un rischio importante che è spesso sottolineato anche dalla Consob.

Di fronte alla situazione di leva finanziaria si corrono due tipi di rischi, nel momento in cui compra i CFD o gli ETF a leva. Questi panieri funzionano sul principio della leva finanziaria, per cui possono portare dei guadagni ma vuol dire fare un investimento in cui tale rischio è costantemente presente.

Instabilità politica

Questo rischio non è molto considerato dagli investitori che operano nel mercato italiano. L’Italia, così come la maggior parte dell’Unione Europea, hanno una politica stabile.

Non si può dire lo stesso di molti Paesi che ne sono al di fuori, in cui le situazioni politiche interne sono molto meno stabili e dove la situazione fiscale ed economica può cambiare radicalmente da un momento all’altro. Se si pensa di portare all’estero i propri investimenti, prima di scegliere le società localizzate in un certo Paese è bene fare una valutazione accurata della situazione politica interna e collaterale.

Bias cognitivi

Il bias cognitivo è un rischio evidenziato dalla materia della psicologia comportamentale finanziaria. Si tratta di un errore puramente soggettivo, cioè dell’investitore, che si verifica in modo particolare quando si investe autonomamente.

Il bias è dato da un’errata percezione su un investimento, che porta quindi a una gestione errata dei rischi e dei vantaggi che ne derivano. Ad esempio, il bias cognitivo potrebbe essere causato dal condizionamento ambientale, in cui si dia retta agli stereotipi e alle dicerie di settore su un determinato investimento quando poi le condizioni reali sono molto differenti.

Oppure può essere legato alla sfera emotiva, in cui un sentimento positivo verso una certa azienda porta a un investimento spropositato oppure a una testardaggine nel continuare l’investimento nonostante condizioni non favorevoli, amplificando infine le perdite. Uno dei bias cognitivi più ricorrenti è l’home bias, ovvero la distorsione cognitivo che fa propendere verso investimenti legati ad aziende localizzate nel nostro Paese di appartenenza.

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