Pmi: cosa sono le piccole e medie imprese

Sempre più spesso si sente parlare di Pmi, senza però comprenderne con esattezza il significato.

Tralasciando per un attimo il dettaglio dell’acronimo (Piccola e Media Impresa), le domande che gravitano intorno all’argomento sono moltissime e portano però ad un’unica certezza: le Pmi sono il futuro e la spina dorsale del nostro Paese.

Questo articolo si pone l’obiettivo di fornire un quadro chiaro della situazione rispondendo a tali domande.

Indice:

Cosa significa essere una Pmi

Il primo punto su cui fare chiarezza nel mondo delle Pmi, riguarda i parametri che un’azienda deve rispettare per essere considerata una piccola o una media impresa.

Le Pmi hanno dimensioni che rientrano in precisi limiti sia occupazionali che finanziari.

Per fornirti dei dati precisi, devi sapere che per essere considerata tale, una Pmi può avere fino ad un massimo di 250 dipendenti ed un fatturato annuo totale inferiore ai 50 milioni di euro.

Quali sono i numeri delle Pmi?

definizione-pmi

Essendo dei parametri, quello del numero dei dipendenti e del fatturato massimo annuo, piuttosto “ampi”, non ti sarà difficile comprendere come le Pmi rappresentino il 99,9% dell’intero tessuto delle imprese italiane, occupando di conseguenza l’81% dei lavoratori.

Stiamo parlando di dati realmente impressionanti, che devono farti capire il perché venga riservata tanta attenzione a queste aziende che, di fatto, a livello occupazionale e di fatturati rappresentano la spina dorsale del nostro Paese.

Scendiamo maggiormente nel dettaglio dei numeri delle Pmi.

L’Italia è costituita da un tessuto di aziende piccolissime.

Difatti circa il 95% delle Pmi è composto da imprese con meno di 10 addetti mentre la restante parte è al di sotto dei 50 occupati.

Solamente lo 0,5% sfiora il limite massimo dei 250 dipendenti.

Per quanto riguarda i settori economici coperti dalle Pmi, quelle piccolissime con meno di 10 addetti, sono concentrate nel settore terziario (attività immobiliari, di ricerca, di informatica ed altri) e nel settore del commercio al dettaglio.

Nella fascia delle imprese con un numero di dipendenti superiore a 50 invece, cala la quota nel settore dei servizi a favore di quello industriale.

In altre parole, tutta l’economica nazionale gravita attorno alla piccola e media impresa.

Gli status e le tiplogie

Le imprese che fanno parte della “famiglia” delle Pmi, possono essere suddivise in tre grandi status, cioè associate, collegate oppure autonome.

Imprese associate

In questa categoria rientrano tutte quelle imprese che da sole, oppure mediante altre imprese collegate, detengono almeno il 25% del capitale, quindi del diritto di voto, di un’altra azienda.

In questa particolare situazione, sia il fatturato che i dipendenti vengono sommati, per la verifica dello status di Pmi, in proporzione a quelli dell’azienda stessa.

Imprese collegate

Nella famiglia rientrano quelle imprese che detengono la maggioranza dei voti oppure esercitano comunque un’influenza dominante sulle decisioni aziendali di altre aziende.

Questo può concretizzarsi sia tramite contratto che mediante accordi con altri soci.

In questa situazione i dati di tutte le imprese collegate vengono sommati nel calcolo dei dipendenti e del fatturato dell’azienda.

Imprese autonome

Nel preciso momento in cui l’impresa non ha alcun tipo di relazione determinante lo status di associata o collegata con altre aziende, può definirsi autonoma.

Una volta chiariti gli status elencati precedentemente, ora possiamo scendere nel dettaglio della definizione di Pmi.

All’interno di tale definizione difatti, possiamo trovare tre categorie.

Nella fattispecie stiamo parlando di microimprese, di piccole imprese ed infine di medie imprese:
Le microimprese sono aziende che hanno meno di dieci dipendenti ed un fatturato annuo, oppure un bilancio, minore di 2 milioni di euro.
Le piccole imprese hanno un numero di dipendenti compreso tra 10 e 50. Il secondo limite, quello sul fatturato annuo, è di 10 milioni di euro.
Le medie imprese possono avere i limiti della definizione stessa, quindi un numero massimo di 250 dipendenti e un fatturato annuo inferiore ai 50 milioni di euro, oppure un bilancio di 43 milioni.

È opportuno fare una precisazione sulla differenza che intercorre tra fatturato annuo ed un bilancio.

Nel primo caso, quello del fatturato, si fa riferimento all’anno passato.

Nella seconda situazione, quindi quella del bilancio, si fa invece riferimento ad una previsione, quella sulle attività e passività dell’anno in corso o in quello seguente.

Un’ulteriore aspetto da chiarire è legato al numero degli impiegati e sul calcolo per determinarne l’ammontare.

I dipendenti full-time rientrano pienamente nel calcolo, quelli part-time vi rientrano solo parzialmente, mentre quelli che sono apprendisti, stagisti e maternità non vengono considerati nel calcolo totale.

Quest’ultimo aspetto serve a chiarirti il perché le imprese facciano spesso ricorso agli stagisti o altre forme di contratti.

Semplicemente per non superare la fascia di appartenenza (micro, piccole o medie) e rinunciare alle agevolazioni previste per la specifica fascia.

Le agevolazioni per le piccole e medie imprese

agevolazioni-pmi

La grande importanza delle Pmi per la crescita dell’economia italiana, giustifica l’enorme mole di agevolazioni che lo Stato riserva in loro favore.

A prescindere dagli importi e dalle condizioni per ottenere queste agevolazioni, il meccanismo di base è sempre lo stesso.

Vengono elencate una serie di spese ammissibili ai fini dell’ottenimento, che potrà concretizzarsi in più “versioni” anche miste tra di loro.

Possiamo trovare dei prestiti a fondo perduto, oppure ottenibili a tassi particolarmente agevolati (in alcuni casi anche a tasso zero), oppure come detto ibridi.

Quindi una parte del capitale sarà ottenibile a fondo perduto (quindi non ne è prevista la restituzione), e una parte a tassi agevolati.

Questa tipologia di agevolazione può essere concessa sia nel caso dell’avvio di nuove attività, quindi per le start-up, che a favore di quelle già presenti sul mercato.

Una particolare attenzione è giustamente rivolta a quelle che vengono definite le start-up innovative, cioè quelle attività che saranno avviate previa presentazione di un progetto d’impresa innovativo.

A favore delle start up innovative sono da segnalare i finanziamenti governativi concessi tramite il Bonus Impresa.

Anche in questo caso si potrebbe parlare a lungo della definizione di progetto innovativo, come deve essere redatto ed altri aspetti importanti ai fini dell’ottenimento dell’agevolazione, ma è sempre bene fare riferimento alle pagine ufficiali dei rispettivi bandi.

Altre tipologie di agevolazioni invece prevedono una specifica territorialità dell’impresa che li richiede, come ad esempio quella nel Sud Italia (come Resto al Sud di Invitalia), che notoriamente offre condizioni più svantaggiate per avviare un’attività.

Un ulteriore occhio di riguardo è rivolto anche all’imprenditoria femminile, all’imprenditoria giovanile e a quelle imprese situate in regioni colpite dai sismi degli ultimi anni oppure in zone particolarmente disagiate, come quelle montane.

Perché le piccole e medie imprese crescono più delle altre?

Nonostante il periodo nero di crisi che attanaglia l’Italia, le piccole e medie imprese continuano a rimanere la colonna portante dell’economia italiana.

Ma il motivo di questa stabilità nell’incertezza, perdonando il gioco di parole, è da attribuirsi proprio alle dimensioni ridotte delle aziende e ad una burocrazia più snella, quindi ad un’organizzazione più semplice rispetto alle grandi imprese.

Per disegnare un quadro più chiaro, ti basti pensare che quando un team di collaboratori ha una buona idea commerciale, incontra meno difficoltà nella sua approvazione da parte dell’azienda, non perdendosi nei meandri delle mille procedure che invece le multinazionali hanno.

In linea di massima è corretto dire che in una piccola realtà, collaborare tra tutti in maniera attiva per conseguire un risultato positivo, è un qualcosa che avviene più frequentemente rispetto ad una grande impresa dove magari in molti pensano solamente “al loro”.

Con queste premesse chiaramente non intendiamo dire che nel mondo delle piccole e medie imprese sia presente una situazione rose e fiori, una specie di oasi felice.

Pmi: le previsioni per il futuro

Assodato come le Pmi in Italia siano riuscite a reggere il colpo più duro della crisi, le previsioni sul loro futuro non possono che essere piuttosto ottimistiche.

Sicuramente non sarà facile per molte di queste imprese resistere anche ad un probabile ulteriore periodo di recessione che potrebbe presentarsi, ma la reazione che hanno avuto negli ultimi anni fa ben sperare.

È tornata a farsi vedere l’Italia che si ingegna e crea nuovi prodotti, che apporta miglioramenti a quelli passati, che cavalca l’innovazione cercando di stare sempre un passo avanti agli altri, aiutate anche dal supporto dello Stato agli imprenditori.

Stiamo sostanzialmente parlando di caratteristiche che difficilmente le multinazionali hanno e che sono la salvezza stessa delle Pmi.

Per approfondire ulteriormente la conoscenza delle Pmi visita il sito ufficiale.

Lascia una recensione

avatar
  Subscribe  
Notificami
Torna su